… mixing free culture, research, politics and some ineluctable nerdiness …

Opere orfane, ma che le usino!


Ho letto un articolo su Repubblica.it su una nuova legge quasi approvata in UK, che renderebbe tutte le opere prese da Internet, di cui non si riesce ragionevolmente a risalire al proprietario, quasi di pubblico dominio. Ovvero ciascuno ne può fare quello che vuole.Visto che ho commentato su twitter che è un brutto articolo e l’autore (Simone Cosimi) mi ha chiesto perchè, e visto che è difficile spiegarlo a forza di tweet, ecco un post.

Ora, la legge è di Aprile, e deve finire il suo iter, anche se sembra ben lanciata. Aldilà dei contenuti della legge è il tono dell’articolo che non mi piace. La pietra dello scandalo è che se io pubblico online le mie foto senza metadati e senza licenza in futuro, al contrario di oggi, nessuno è costretto a chiedermi il permesso (in UK) per ripubblicarle. Questo vale anche anche per scopi commerciali e permette anche di rilicenziarle.

Il diritto d’autore è opt-out: ovvero te, autore, il diritto lo hai sempre, su qualsiasi cosa tu produca e ci devi rinunciare se non lo vuoi. Se io voglio usare un’opera devo prima chiedere il peremesso all’autore, e prima ancora trovarlo. Esistono migliaia di libri, di musiche, di disegni che non possono essere ristampati, ripubblicati, tradotti… perchè non si sa di chi siano i diritti, tutto questo da ben prima che arrivasse Internet.

Con Internet la cosa è scoppiata. Tutte le volte che faccio una presentazione devo stare attento a scegliere immagini compatibili con la licenza con cui rilascio la mia opera, e citare le fonti. Tutte le volte che scrivo un post sul blog cerco immagini in licenza creative commons, e qualche volta non ci riesco.

Poi, la maggior parte della gente se ne frega, ma questo non vuol dire che sia giusto.

Cosi’ invece diventa giusto. E siccome se te vuoi invece difendere il tuo diritto d’autore hai tutti i mezzi per farlo (tipo quei bei bottoni su Flickr con cui specificare la licenza), se non lo fai, hai perso un’occasione. E se sei un fotografo professionista e non l’hai mai fatto finora, è il momento di farsi qualche domanda.

Insomma, leggendo l’articolo, in UK stanno provando a trasformare parti di diritto in Opt-in: se non specifichi diversamente, l’utilizzo è libero. E’ qualcosa per cui i sostenitori del copyleft stanno lottando da decenni per far si che chi ha interesse nel difendere il proprio diritto sia libero di farlo, mentre tutto il resto sia di pubblico dominio e possa diventare un bene comunie riutilizzato da tutti.

Non è una cosa negativa, così come descritta. Forse la gente avrà più voglia di capire cosa è il copyleft, quali sono i loro diritti e cosa significa quando su un social network qualsiasi cliccano su “condividi con tutti” invece che con “solo gli amici”. Si può non essere d’accordo ma da un articolo di giornale mi aspetto più profondità su un tema complesso, mentre nell’articolo in questione non si va oltre il “o mio Dio si possono rivendere le mie foto”.

PS Immagino che la cosa non abbia niente a che vedere con Simone Cosimi, ma per inciso, Repubblica.it non è proprio il più fulgido esempio di piattaforma che rispetta il copyright altrui.

Prossimo nodo ninux-Firenze!


Oggi, viste le giornate di pioggia che non ci permettono di andare sui tetti, mi sono dedicato a inscatolare il nodo che andrà a collegarsi con il nodo melagrana. Ho seguito le indicazioni di Manuele ed Alessio, scatola intera, buco laterale con trapano in cui infilare la giuntura con l’imbocco per il corrugato (sopra la scatola nella foto), ma invece di far uscire le antenne all’esterno ho preso una scatola più grande ed ho notato che aveva sul fondo quattro rilievi circolari (se ne vede uno in alto a destra nella foto qua sotto, probabilmente servono a mettere i tasselli?).

 

 

Allora ho comprato 2 pezzi di tubo di plastica di quelli per fare gli impianti da esterni, ho controllato che la base rotonda entrasse nel tubo, l’ho ispessita con un po’ di scotch in modo che il tubo si incastri senza muoversi, poi ho tagliato i tubi su due lati per incastrarci dentro le antenne piegate.

A quel punto ci ho infilato le antenne e ho stretto i tubi tagliati con due fascette, nella foto sotto si vede meglio.

 

Ora, a parte il fatto che devo mettere i tasselli per fissarla al muro e che segare i tubi è una rottura di scatole, mi ci entra tutto e non devo far uscire le antenne dalla scatola visto che non sono da esterno.

La soluzione dei tubi non mi convince molto, alla fine è plastica e ho paura che si rompa con il tempo, ma è la cosa più facile. Apparato a parte, la in tutto ho speso circa 8 euro…

 

PS l’apparato è un tp-link TL-wr841nd e la scatola è 190x140x70

Progetto CONFINE: Lunga vita alle community networks


Sono di ritorno da una riunione del progetto CONFINE, un progetto europeo di ricerca che ha come tema centrale le reti wireless comunitarie. E’ un progetto finanziato con quasi 5 milioni di euro in cui partecipano università ed istituti di ricerca, ma anche le associazioni che stanno dietro ad alcune delle più grandi reti comunitarie d’Europa.

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Domani presentazione ninux.org al fablab!


Chiamata last-minute, domani al fablab  presentazione della rete ninux.org fiorentina! se non lo sapevate, sapevatelo!

Should Creative Commons drop the NC Clause?


There is an ongoing debate about the opportunity to drop the -NC (non commercial) and -ND (non derivative) clauses from creative commons licenses. In particular, it started by opinions spread by OKFN, now resumed into a nice document and considered by the CC community. The main point is that ND and NC are clauses that Balkanize the open contents panorama and split it in contents that are more or less open and incompatible with each other. Actually,some think NC are simply not free licenses. I will add 2 cents to this discussion.

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Ninux Firenze, come siamo messi?


Oramai è da settembre che la rete Ninux è sbarcata a Firenze, ed a piccoli passi ci stiamo facendo le ossa. La prima cosa positiva è che alle riunioni c’e’ sempre qualcuno nuovo e quando parli di ninux in giro tutti sono sempre entusiasti. A Firenze sul mapserver abbiamo un bel numero di nodi potenziali. Quanti ne abbiamo trasformati in nodi veri? al momento 6. Abbiamo tre link in tre zone diverse della città che tra poco cercheremo di collegare tra loro e per questo abbiamo bisogno di trovare nodi in collina. Stiamo puntando ad un paio di nodi potenziali che abbiamo identificato e questo ci potrebbe far svoltare, collegando le isole che in questo momento sono separate cominciando a costituire un vero backbone per il resto della rete.

Per farlo, stiamo organizzando un altro bell’acquisto di materiale e nel frattempo stiamo configurando un drupal che useremo come piattaforma sia per organizzarci tra noi che per comunicare con l’esterno… Fatte queste due cose, accenderemo i nostri link sul mapserver.. ci piace fare le cose perbene :-)

Insomma, l’entusiasmo ce lo abbiamo, lottiamo contro l’inesperienza e l’inverno, ma ci prende benissimo!

Di privacy, intercettazioni e sicurezza


Prendo spunto da un commento su questo blog per fare un discorso più ampio  sulla privacy.

La privacy è un diritto piuttosto recente, se ne parla diffusamente da meno di cento anni ovvero da quando il giornalismo (con la fotografia) diventa invasivo. Al contrario, il diritto d’espressione, la dignità personale, la sicurezza del cittadino, anche il libero mercato,  sono concetti in voga da molto più tempo e decisamente più affermati. Che succede quando un “nuovo” diritto emerge? che va in conflitto con tutti gli altri e bisogna bilanciarli.

In Italia si fa un largo uso delle intercettazioni, anche se i dati sono dibattuti. Proprio ieri, parlando con un collega avvocato mi spiegava che da noi si spendono più soldi che per le intercettazioni che per la ricerca sul cancro, e che in generale, l’intercettazione è una metodo di indagine molto diffuso che viene messo in campo con molta facilità. Sosteneva che l’intercettazione è diventata una scorciatoia per evitare di fare indagini con metodi più tradizionali e di conseguenza meno automatici. Ovviamente io non posso giudicare quanto questo sia vero, però chiunque può osservare che nella catena di controllo che porta dal cellulare intercettato alla scrivania del magistrato ci sono dei problemi, altrimenti non si capisce come tabulati che dovrebbero essere segreti finiscono regolarmente sui giornali. Sappiamo chi diffonde i tabulati? si, nel caso di Fassino e Consorte. Nel resto dei casi? non mi pare che gli venga data molta attenzione a conferma del fatto che di tali danni collaterali ci interessa poco. L’intercettazione non solo è una forma invasiva di controllo delle persone (e lo è, semnza dubbio), ma in Italia sembra anche impossibile controllarne il suo utilizzo, col risultato che le persone, colpevoli o innocenti finiscono nel tritacarne. Certo, come dice pax, in un paese con tanta mafia è normale avere tante intercettazioni, perchè devi fare un bilancio tra valori sociali, ma da noi quando c’e’ da fare un bilancio tra la privacy e il resto dei diritti, la privacy perde sempre. Perde contro il mercato, perde contro la sicurezza nazionale quando dobbiamo installare telecamere, perde contro la libertà d’informazione quando i giornali pubblicano le intercettazioni, perde anche contro la voglia delle persone di liberarsi di Berlusconi.

Questo era uno dei motivi che  mi metteva in imbarazzo ad Amsterdam. Perchè siamo così arretrati nella protezione dei nostri diritti personali che arriviamo a difendere uno strumento che è per definizione invasivo pur di cercare di migliorare un po’ la nostra situazione sociale. Le intercettazioni sono un male, un male minore della mafia, non c’e’ dubbio, ma non possiamo pensare che siano uno strumento dal valore positivo da difendere. Vanno bilanciate con il resto dei valori mettendo sulla bilancia anche la ricaduta sociale di avere gente che finisce in prima pagina senza volerlo, gente che si rivende le intercettazioni più piccanti e, aggiungo, anche il degrado di un’opposizione sociale che invece di cercare di migliorare la società con  alternative più progressiste finisce per diventare forcaiola e trovare in Travaglio un riferimento.

Presentazione LinuxDay


Ieri ho fatto una presentazione al linuxday su ninux, un progetto in cui mi sono mi sono buttato nelle ultime settimane, per creare a Firenze una rete wireless distribuita e indipendente! ecco la presentazione.

Ninux al linuxday!


 

Questo post esce insieme a punto-informatico!

Sabato prossimo in molte città d’Italia si svolge il Linux Day, come ogni anno da molto tempo. In alcune di queste città come Roma, Firenze, Pisa o Catanzaro si parlerà anche di Ninux.org. Ninux è una delle tante reti wireless comunitarie che stanno nascendo in tutto il mondo, sul mapserver trovate una lista dei nodi che sono attivi in tutta Italia, 151 ad oggi, sparsi per tutta la penisola.

Ma facciamo un passo indietro, che cosa è una rete wireless comunitaria? Tecnicamente parlando, è una rete wireless mesh, ovvero una rete wireless peer-to-peer in cui non esiste un singolo access point ma esistono tanti nodi che formano collegamenti diretti tra loro per creare una LAN tra chi vi partecipa. Oltre a questo, chi può mette a disposizione il suo collegamento ad Internet e permette agli altri di usare la rete per navigare. Detto così sembra tutto molto facile, nella pratica, è un pelino più complicato. Dal lato pratico si tratta di iniziare trovando almeno due case che siano in linea di vista e montare due apparati sui loro tetti o sulle loro terrazze, poi quando arrivano nuove persone che vogliono partecipare bisogna riuscire a collegarli ai link esistenti e così via. Gli apparati possono essere access point reflashati con OpenWRT oppure board integrate comprate ad-hoc per lo scopo, possibilmente usando antenne con dei guadagni molto alti. Facendo le cose per bene si possono ottenere link a distanze di chilometri con parecchia banda a disposizione, ad esempio, il primo test su un link che abbiamo fatto a Firenze è lungo più di 13 chilometri ed arriva a 54Mbps. Poi c’è da gestire il routing attraverso protocolli appositi, c’è da compilare e installare Linux su sistemi embedded, c’è da costruire le antenne ecc… Insomma una manna di cose da imparare per smanettoni di tutti i tipi.

Ma la cosa più importante delle reti comunitarie non è la tecnologia, è la comunità. A Firenze dove la rete sta nascendo ci è apparso subito chiaro che senza l’entusiasmo di tante persone non si superano neanche i primi problemi: mettere a disposizione dei luoghi adatti, condividere le esperienze e le conoscenze, ed alla fine farlo divertendosi. Ciascuno trova un motivo per partecipare, c’è chi lo fa per il gusto di avere una rete parallela autogestita, chi lo fa per sperimentare, chi lo fa perchè ci tiene alla propria privacy. Molte di queste reti nascono per sopperire al digital divide, ma poi, anche quando la connessione arriva con altri mezzi rimangono attive perchè ormai si è creata una comunità che è riuscita a fare un passo per rendersi più indipendente dai provider, dal digital divide, dalla deep packet inspection…

Comprensibilmente la domanda finale è: ma funziona davvero? Beh, in futuro c’è chi pensa di riuscire a collegare tutto il mondo creando una rete mesh parallela, inarrestabile ed indipendente. Anche senza puntare così in alto i 151 nodi di ninux.org (più quelli delle altre reti comunitarie italiane) ci dicono che si può fare. Se non vi basta, in giro per l’Europa esistono reti anche più grandi, in Germania, in Grecia, fino ai 18000 nodi della rete Guifi che coprono buona parte della Catalogna.

Quindi, vi piace l’idea di smanettare su una rete wireless distribuita? Volete riappropriarvi della vostra rete? Volete mettere in comune le vostre abilità per partecipare ad una comunità wireless locale? Se siete nelle vicinanze, venite al Linux Day a Roma, Firenze, Pisa o Catanzaro altrimenti fate un giro su ninux.org, iscrivetevi alla mailing list del progetto, attraverso il mapserver scoprite se vicino a voi ci sono già nodi attivi e segnalate la vostra volontà di creare un nuovo nodo. Parlatene, convincete i vostri amici e chiedete consigli a chi lo ha già fatto, tutto è animato da spirito di condivisione e dai principi dell’open source, quindi non sarete soli!

Leonardo Maccari, Ninux Firenze

www.leonardo.ma

Tristi esperienze da Italiano in nord europa


Pomeriggio intenso alla amsterdam privacy conference 2012. Anche un po’ umiliante, devo ammettere. Ho assistito ad un panel molto interessante con rappresentanti di varie associazioni a difesa della privacy che hanno descritto il loro modo di agire in Olanda: come riescono a fare lobbying, condizionare l’azione della politica ed alzare il livello della discussione in parlamento. Al punto che ad oggi un po’ tutti i partiti hanno in angenda temi legati alla privacy.
Poi la discussione si è spostata sul livello europeo, e mi sono trovato a commentare le cose dal punto di vista italiano. Ho dovuto spiegare che in Italia siamo regrediti cosi’ tanto sui diritti civili che ci attacchiamo alla magistratura come se fosse la nostra avanguardia e che le persone scendono in piazza per manifestare contro leggi che limitano le intercettazioni. E’ difficile spiegare come in molti ritengano che le intercettazioni che escono sui giornali siano un segno di libertà oppure che sia giusto e simbolico che persone finiscano in custodia cautelare prima di un processo. Siamo diventati un paese forcaiolo perchè ci sembra un male minore rispetto ad un governo di briganti oppure ai tesorieri che fanno sparire decine di milioni.
Ecco ho provato a spiegarlo, ma mi sono sentito molto in imbarazzo e dopo averlo fatto sono rimasto zitto senza dire più niente. Tutte le volte che mi veniva da dire qualcosa avevo paura di finire nella macchietta dell’italiano che racconta la sua storiella colorita. Però, mettetevi nella mia posizione. Un rappresentante governativo olandese dice che stanno per aprire una consultazione con gli “stakeholder” su una potenziale riforma in tema di privacy e chiede “che esperienze avete nei vostri paesi su questo tipo di consultazioni?”. A me viene in mente la riforma del copyright, le nomine per le authority ..
Una delle rappresentati delle associazioni dice che in Olanda la gente ha coscienza del problema della privacy ma che la fiducia in chi governa è alta e facilmente si tende a delegare il controllo. E a me viene in mente “er Batman”.
Un’altro, anche per darmi una speranza, mi dice che da loro il problema della privacy è emerso quando si è alzato un polverone mediatico sulle impronte digitali. Io vorrei dirgli che noi abbiamo avuto la più grande azienda di telecomunicazioni che ha tranquillamente spiato per conto terzi, ma difendiamo le intercettazioni.

Alla fine sono stato zitto, con un certo sconforto.