… mixing free culture, research, politics and some ineluctable nerdiness …

Fortezza, a doctorowian metaphore on security.


After I’ve got a Nook I’m into reading a lot of free stuff. I’ve started with Wu-Ming, continued with Philip Dick and now just finished Little Brother, by Cory Doctorow, the story of a group of young hackers that fights against a totalitarian police after a terrorist attack in the USA.  You know, I’m a techie, I study privacy and security and try to write and talk to people about this subjects. But I guess a single good novel can be more convincing than all the nerdy blogs, papers and speeches we do around… :-)

Anyway,  the policeman described in the book, the reaction of the father of the main character and even the afterword by Bruce Schneier reminded me of a piece I’ve heard from Arundhati Roy in the Biennal of contemporary art in Fortezza.  Fortezza is a town that takes its name from the giant fortress that was built in the 19th century, it is a masterpiece of  war engineering, enormous but perfect in every defensive detail. All its perfection has never been tested, since it has never been attacked in its whole existence. Much of the art  exhibition was focused on this contradiction, and Arundhati Roy wrote a piece where she describes the minds of those who have built “Fortezza”:

Even though it has never been attacked (or so they say) think of how its creators must have lived and re-lived the idea of being attacked. They waited to be attacked. They must have dreamt of being attacked. They must have placed themselves in the minds and hearts of their enemies until they could barely tell themselves apart from those they feared so deeply. Until they no longer knew the difference between terror and desire. And then from that knothole of tormented love they must have imagined attacks from every conceivable direction with such precision and cunning as to render them almost real.  How else could they have built a fortification like this? fear must have shaped it, dread must be embedded in its very grain.

I remember the feeling I had when I was there, I was doing a Ph.D on network security and I just thought this is the way we think. We, people that deal with security, as  Schneier said better than me We’re constantly looking at security systems and how to get around them; we can’t help it. And sometimes we get so stubbornly inside this job that we loose the focus on why we do that, we place ourselves in the mind of the enemy and, if there is none, we imagine it. We keep doing it only because it’s something we do well, not because it has any use, security is never too much. And what are the consequences of this mindset? well, if you’re a Ph.D student, maybe what you do is going to be just so tightly controlled that nobody will be able to use it for real. If instead you work for a national security agency… well, read the book and you’ll know.

I will cite Schneier again: trading privacy for security is stupid enough; not getting any actual security in the bargain is even stupider. It took 5 years to build Fortezza, the forest was cut, millions of tons of clay and rock dig from the mountain, many wokers died. And nobody ever attacked.

L’equo compenso, dopo molti anni


Da quando è passata la legge Bondi, il 31/12/2009, sono aumentati i soldi che noi tutti doniamo alla SIAE ogni anno. Era un po’ che mi chiedevo a quanto ammontasse questo aumento, ma non ne avevo trovato traccia, oggi finalmente ci sono riuscito ed il risultato è: +17% come direbbe Floris a Ballarò… alè..

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Google usa i suoi soldi per difendere i nostri diritti, o il contrario?


image in CC-by from http://www.flickr.com/photos/mwichary/2611732281/sizes/m/in/photostream/Sergey Brin, bontà sua, ci informa che la libertà della rete è in pericolo. Non solo quella della rete, ci sarebbe da dire, ma la cosa interessante è che nello stesso periodo esce un’altra notizia, nel primo trimestre 2012 Google ha speso ben 5 milioni di dollari in lobbying al senato americano.

E’ piuttosto interessante cercare di capire qualcosa del mondo delle lobby americane, visto che proprio qui da noi stiamo discutendo di soldi e politica. Ed è più facile del previsto, visto che esiste un sito dove sono riportati tutti i soldi che le aziende spendono per pagare lobbisti professionisti per influenzare il senato in vari argomenti. E’ facile usarlo, basta inserire il nome del cliente e scaricare i pdf con i temi su cui ha lavorato. Read the rest of this entry »

Dei rimborsi elettorali, della rete e del fenomeno Obama


Sulla scia degli scandali Lusi e Belisito si è acceso il dibattito sui rimborsi elettorali. Da una parte, molte voci che richiedono l’abolizione di quello che non è niente altro che un finanziamento pubblico ai partiti, dall’altro …  quasi nessuno.

Ognuno gioca le sue carte, Di Pietro propone un referendum, i Radicali rianimano la loro storica campagna, i grandi partiti nicchiano. Quando si affronta questo tema, emergono costantemente due elementi, la stella cometa di Obama nelle elezioni 2008 e di conseguenza il finanziamento dal basso attraverso la rete. Cerchiamo però di affrontare la questione senza retorica …

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La nuova nazionale cantanti contro la pirateria


Ecco la nuova nazionale cantanti anti-pirateria! Un bel video con dei nuovi paladini del diritto d’autore, da notare alcune cose:

  • al contrario di quanto hanno fatto con il vecchio video (“non ruberesti mai una macchina!”), il tono è molto meno aggressivo e più controllato, come nota Simone, c’e’ solo un “derubati” a ricordarci il vecchio, sbagliato  mantra pirateria=furto.
  • i toni sono molto più controllati e c’e’ stato un grosso miglioramento nella presentazione del messaggio. Il nemico non è più chi scarica, ma è chi come i service provider e gli intermediari si oppongono a quelle leggi che potrebbero salvaguardare l’industria della cultura!
  • la retorica è sempre la stessa. Noi rappresentaimo la cultura, figuratevi se abbiamo intenzioni censoree
  • Almeno, a giudicare dai titoli di coda questa volta hanno pagato i diritti per la musica di sottofondo, non come per il vecchio video.

Aldilà dei contenuti, mi preme dare un giudizio su quelle persone che hanno rappresentato una parte importante della musica italiana e che adesso si trovano dalla parte di chi difende una rendita di posizione. E’ inutile che ce la prendiamo tutti i giorni con le lobby, i potentati, i governi se poi ognuno è miope a sufficienza da non capire che anche la propria lobby ha una percentuale di colpa dell’arretramento di questo paese. Finchè sono i tassisti o i finti centurioni romani, capisco questa miopia. Gente che per la maggior parte delle volte vive vite normali ha poco stimolo a mettere in discussione la propria posizione.

Ma questi musicisti che hanno raggiunto un successo a volte planetario, che hanno avuto la fortuna di rientrare in quella piccolissima fetta di artisti che vivono felicemente della loro musica, che riempiono gli stadi e prendono cachè molto alti io non li sopporto. In un momento in cui le generazioni più anziane si rendono conto di aver vissuto in una bolla che sta scoppiando sulle teste delle nuove generazioni mi aspetto che persone intelligenti e fortunate, che hanno vissuto sopra il livello medio dei loro colleghi siano in grado di mettere in discussione le loro lobby. Ci riescono speculatori incalliti come Soros  e miliardari come Buffet, come è possibile che questi non ci riescano?

Internet non basta, bisogna comunque farsi il mazzo…


La rete ci ha dato una concreta illusione, quella di pensare che il solo fatto di avere finalmente distribuito il megafono fosse garanzia di più democrazia e libertà per tutti. Un’illusione perché, nella pratica, i rapporti di forza nella società non si sono spostati ma concreta perché tutti sperimentiamo ogni giorno la libertà di poter dire la nostra nel modo che più ci piace, e ogni volta rinnoviamo la speranza che questo basti per cambiare le cose. Eppure le cose non cambiano.

La rete riduce l’asimmetria informativa, lo sappiamo e gliene rendiamo grazia. Ma questo significa che veramente partecipiamo di più, siamo più attivi, contribuiamo alla vita sociale più di prima?

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A chi regaliamo i nostri dati?


Settimane intense per i social network più amati del web, con i soliti pessimi risultati per la privacy dei loro utenti. Non è più una novità ormai, periodicamente vengono pubblicate notizie che mettono in dubbio la capacità o la volontà dei grandi social network di garantire la gestione della privacy sui dati.

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Nuovo blog, dominio, tema…


Per quelli che vengono da leonardo.lilik.it. E’ passato molto tempo ma c’e’ un motivo: cambio di lavoro, cambio di città, cambio di tema. Sono oggi il felice destinatario di una borsa Marie Curie che mi ha portato in Trentino, quindi spendo molto tempo a Trento per occuparmi di un progetto di ricerca sulla privacy. Chi è interessato trova più dettagli in questo sito. Di conseguenza, probabilmente, parlerò più di privacy che di copyright. Per fortuna le due cose sono sempre state collegate e nella grande famiglia dei “diritti digitali” trovano posto entrambi i temi.
Altra trasformazione: cambio di server e di dominio. Non sono più studente dell’università di Firenze, non sono più dottorando, borsista ecc.. non entro nel lilik se non per salutare e farmi portare nel bar in piazza per l’aperitivo. Quindi, pur continuando a tifare per il lilik, mi è sembrato il caso di spostare dominio e dati altrove.

Articolo per “Testimonianze”


[questo articolo è uscito oramai quasi un anno fa su Testimonianze, ma non l'avevo mai riportato nel blog... mi spiace per lo stile un po' affrettato ma non ho tempo di riaggiustare tutto]

Sei milioni di ragioni per non rimpiangere la carta.

Questo articolo è il proseguimento naturale di un mio precedente articolo in cui, non senza spavalderia, mi avventurai nella previsione secondo cui i libri di carta sarebbero spariti. Non c’era niente di originale in quella visione, sono decine di anni che gli scrittori di fantascienza immaginano mondi futuri senza carta e non passa stagione senza che nelle conferenze di settore non venga presentato un prototipo di gadget che “manderà in pensione libri e giornali”. Il lato interessante delle mie parole, forse, era che io mi auguravo che la carta sparisse, accennando al fatto che la smaterializzazione del mezzo avrebbe prodotto conseguenze positive. Questo articolo mi dà la possibilità di spiegare più nel dettaglio perchè ritengo che siamo di fronte ad un cambiamento molto importante che può portare insieme grandi possibilità ed alcuni pericoli, la sostituzione della carta con lettori di libri digitali (e-book) e la conseguente sostituzione (o scomparsa) anche di chi la carta la riempie, con particolare attenzione ai giornalisti.

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2-click privacy buttons


Ho trovato un plugin per WordPress che permette di collegare i più noti social networks senza rivelare la presenza dell’utente nel blog, a meno che l’utente non lo voglia esplicitamente. Mi spiego meglio: quando visitate un sito e trovate il bottone “like” di Facebook, il bottone non viene dal sito ma viene caricato direttamente da Facebook. Il che vuol dire che anche se voi non ve ne rendete conto, Facebook riceve una notifica del fatto che avete visitato quella pagina.  Quanto sia in grado Facebook di collegare questa visita ad altri dati (ad esempio il vostro stesso account Facebook) non è facile dirlo, dipenda da diverse cose. Io però con la privacy ci vado d’accordo, quindi preferisco darvi la scelta, tutto quello che dovete fare è cliccare non una volta, ma due. La prima volta attiverà il bottone (e quindi Facebook saprà che siete passati di qui), la seconda invierà la richiesta “like” a Facebook. Lo stesso vale per gli altri social networks.

Questo Il plugin sviluppato da un ragazzo tedesco per ottenere questo risultato, è ancora molto legnoso, ma con un po’ di combattimento sono riuscito a farlo funzionare quasi bene…